Nel vino c’è il tempo. E intorno, in un movimento che stimola la mente, le tradizioni si sono integrate con la tecnologia, il computer ha incontrato la terra, la concretezza ha toccato il virtuale, e si è fatta spazio con eleganza la musica.
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Accade che la visione LongNow sappia farsi orologio, e poi -incontrando la sapienza del vinificatore Pellissero- quello stesso concetto sappia farsi vino. Accade anche che quella visione abbia trovato terreno fertile per le idee a Frontiers of Interaction, e che -con il suo vino- Pellisero provi a stimolare i nostri neuroni.
Affrontare la complessità del nostro mondo significa anche saper coniugare il tempo della natura e quello della tecnologia; le stagioni delle coltivazioni ed il cosidetto “tempo reale” della Rete. Viviamo in un flusso di eventi dove 10.000 anni avanti o indietro sono (o per lo meno dovrebbero essere) parte integrante del nostro presente, e dove ha senso mediare la visione delle città sensienti e dell’Internet degli Oggetti, con un buon vino ricco di sapori quanto di significati.
Cristina Pelissero sarà alle Frontiere con noi, e con lei i vini della sua Cantina. Io non vedo l’ora di assaporarli, ma anche di chiederle qualche aneddoto della loro storia, ed il come ed il quando è cominciata la loro avventura con LongNow.
Occorrono anni di ricerche, di cure e di
attenzioni prima che una piantina di vite messa
a dimora sia in grado di dare un prodotto di
qualità. E altri anni ancora passano prima che
questa riesca ad esprimersi al meglio della sua
potenzialità. Un tempo lungo, intorno al quale
tanto si discute e tanto si sta facendo.
A proposito di Pellissero: hanno raggiunto un punteggio di oltre 90 sul prestigioso Wine Advocate. C’è da andare a Frontiers già solo per il loro vino.



